Surgical Tribune Italy

Oral cancer: il 47% dei casi diagnosticati tardivamente, perché?

By Amedeo Zerbinati
January 04, 2016

Il cancro orale, o meglio del distretto capo-collo, è una indiscutibile e preoccupante realtà tanto che nelle classifiche della OMS è posto fra le patologie tumorali più frequenti rappresentando il 10% circa di tutte le neoplasie maligne nel sesso maschile e il 4% nel sesso femminile. Oltre all’importante frequenza, lascia perplessi che difficilmente se ne parli o se ne scriva sui media, quasi si trattasse di un problema marginale.

In Italia si conterebbero circa 6/7.000 nuovi casi ogni anno con circa 3.000 decessi. Facendo un confronto con il cancro della cervice uterina, circa metà per incidenza sia di nuovi casi che di decessi annui, si nota che l’opinione pubblica è molto più informata. Sono gli operatori specifici che non tengono in considerazione il problema o il comune cittadino non li ritiene all’altezza di interessarsene. Indubbiamente la mancanza di una sintomatologia fastidiosa o limitante della funzione porta il paziente a sottovalutare il problema. Si instaura così il “ritardo diagnostico”: una patologia tumorale allo stadio iniziale con prognosi di sopravvivenza maggiore ai 10 anni, viene invece intercettata a uno stadio di difficile o impossibile operabilità cui seguirà una breve possibilità di vita residua.
Quindi l’unica vera arma in nostre mani sia la prevenzione:
a) Primaria, cioè riconoscere e rimuovere i fattori di rischio OMS (fumo, alcool, piccoli traumi continui, HPV ecc. ).
b) Secondaria, cioè rilievo e controllo di patologie pre-neoplastiche.
c) Terziaria, cioè diagnosi precoce delle lesioni evolutive.

Un caso clinico
Si è presentato all’osservazione Simone B., di anni 68, fumatore, modico consumatore di bevande alcoliche, con alimentazione mediterranea piccante e una predilezione per cibi solidi masticati a lungo e inoltre bruxista abituale. In effetti le superfici occlusali dei denti apparivano fortemente usurate con bordi molto taglienti, motivo per cui il paziente si era presentato alla nostra osservazione sottovalutando una piccola lesione, a suo dire, assolutamente non sintomatica e presente da circa trenta giorni (Fig. 1). L’ulcerazione localizzata ventralmente al margine dorsale della lingua e nel suo terzo posteriore, zona di facile insorgenza neoplastica, era caratterizzata da un margine duro rilevato e parzialmente sottominato con un fondo ad aspetto fragile e sottile, dove era possibile osservare delle piccole isole di colore giallastro. Data la mancanza di una guarigione spontanea e i caratteri delle lesioni, sia dentali che mucose, si programmò un esame colorimetrico mediante un primo lavaggio con acido acetico seguito da un secondo con Bleu di Toluidina (Fig.2).

 

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Rimozione del BdT con un ulteriore lavaggio con acido acetico e visione unitamente ad una lampada a LED bianca e in ambiente semioscuro (Chemioluminescenza) (Fig. 3).
La lesione rimase fortemente colorata (Blu Navy) con il bordo più biancastro e più evidente segnalando un importante processo evolutivo necessitante di esame bioptico di cui il responso: “Lesione ulcerativa sostenuta da flogosi linfogranulocitaria anche eosinofila ed esuberante reazione angioplastica. Leucoparacheratosi del rivestimento circostante con atipie di verosimile significato reattivo”.

L'articolo è stato pubblicato sul numero 4 di Dental Tribune Italy 2014

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