Surgical Tribune Italy

Intervista al Presidente SIME Bartoletti in vista del prossimo congresso nazionale

By A. Genitori
May 15, 2018

Tra pochi giorni si appresta ad aprire i lavori il congresso nazionale SIME e, con l'avvicinarsi dell'evento, presentiamo la consueta intervista del Surgical Tribune al Presidente Bartoletti. L’appuntamento scientifico si focalizzerà quest’anno sull’Eleganza in Medicina Estetica, come connubio tra atti terapeutici, formazione del medico e educazione del paziente al fine di evitare risultati, eccessivi e innaturali. Una 39° edizione nazionale SIME che conferma l’appuntamento scientifico come il più importante in Italia per l’aggiornamento in Medicina Estetica.

Quale è stato il suo personale percorso all’interno della Medicina Estetica?
Sicuramente vengo da una famiglia dove si respirava medicina ed in particolare temi legati alla Medicina Estetica. Mio padre, come professionista, ha il merito di aver mantenuto per la Medicina Estetica un’aura scientifica al di sopra della media mondiale, ma mancavano all’epoca delle fondamenta più strutturate. Avendo io iniziato la mia carriera come chirurgo plastico ho cercato di trasferire l’esperienza tipica di una specializzazione universitaria alla Medicina Estetica, approfondendo degli aspetti scientifici che ancora non erano così sviluppati.
Medicina e innovazione, temi centrali nel nuovo congresso che sta per arrivare.
A mio avviso l’aspetto scientifico della disciplina oggi è quello di cui noi abbiamo più bisogno. Non è più corretto ascoltare relazioni basate unicamente sull’esperienza, abbiamo bisogno di evidenze scientifiche più importanti, ricordando sempre che ogni trattamento viene fatto sulla pelle dei nostri pazienti. Quest’anno il titolo del congresso è emblematico: “Eleganza in Medicina Estetica”, ossia eleganza non solo in termini di risultati della Medicina Estetica, che si dovrebbero dare per scontati, ma eleganza come gesto medico, come approccio al paziente, eleganza ossia coscienza scientifica e di preparazione di ogni trattamento. Ciò è possibile solo se ad effettuare questi trattamenti siano dei medici estetici che hanno seguito un determinato percorso formativo. L’iter terapeutico e il programma cosmetico proposti devono essere assolutamente giustificati da un percorso diagnostico in seguito a una visita completa. Bisogna proporre protocolli di trattamento.
A livello di innovazioni scientifiche, quali sono le novità che saranno presentate al congresso?
Per quello che riguarda le novità che saranno presentate al congresso quest’anno abbiamo una conferma ad un anno dall’uscita sul mercato di un farmaco per il trattamento del tessuto adiposo, ossia del doppio mento, che finora ha dato degli ottimi risultati e ha affermato la sua sicurezza. Dopo un anno però cercheremo di fare un importante punto della situazione. Per il tessuto adiposo in eccesso, stiamo ricevendo conferme anche per quanto riguarda i possibili interventi medici sul corpo, con la possibilità oggi di avere risultati prevedibili. Una sessione molto interessante sarà dedicata al plasma arricchito in piastrine con la presenza della dott.ssa Mazzuco che per prima in Italia ha pubblicato su questo tema. La melatonina nei cosmetici sarà un altro punto studiato durante il Congresso, grazie ai risultati degli studi che in questi anni hanno dimostrato la produzione di collagene con risultati che meritano degli approfondimenti. Tra gli altri argomenti parleremo inoltre di Criosauna, andando a studiare questo movimento che parte dalla Francia con l’utilizzo di macchinari che portano a bassissime temperature il corpo umano per brevi periodi, con una tecnica che nasce nel ambito della fisioterapia soprattutto in medicina sportiva, ma con indicazioni anche per la Medicina Estetica con un primo report di casistica. Non dimentichiamo infine quelle sessioni dedicate ai trattamenti combinati, con un invito forte a tutti i colleghi di mantenersi sempre correttamente informati e aggiornati su tutti i trattamenti disponibili da proporre al paziente per il raggiungimento del risultato programmato.
Anche in virtù di un periodo così ricco di novità, a che punto è il rapporto con le istituzioni?
Il dialogo con le istituzioni va avanti per poter ottenere una standardizzazione del percorso formativo in Medicina Estetica. Sebbene non potrà mai essere una specializzazione universitaria è importante sottolineare il fatto che serve un riconoscimento della figura del medico estetico e soprattutto del suo percorso formativo. Serve che tale percorso sia certificato, per esempio attraverso master universitari aventi come direttori cattedratici di dermatologia o chirurgia plastica oppure, in alternativa, attraverso le scuole di formazioni quadriennali, due in Italia, una gestita dalla Società Italiana di Medicina Estetica e una dalla Società Scientifica Italiana di Medicina ad Indirizzo Estetico – Agorà. A queste Scuole personalmente credo molto in quanto secondo me 4 anni sono il tempo necessario di maturazione delle conoscenze acquisite. Tutto ovviamente per migliorare costantemente la tutela dei cittadini, che devono potersi rivolgere a professionisti che hanno sviluppato un determinato percorso. Bisogna diffidare ovviamente di tutti quei medici che non fanno una visita completa prima di proporre un trattamento e, soprattutto diffidare, di chi propone trattamenti senza inquadrare il paziente in un percorso fatto non solo di mera trasformazione ma attraverso un lavoro costante di manutenzione. La correzione deve essere visto come il punto di arrivo dopo aver creato il giusto percorso di mantenimento della bellezza, e non come punto di partenza, come sfortunatamente troppo spesso avviene.
In termini di prevenzione, quali sono i consigli in tema di alimentazione?
Prima di tutto voglio ricordare che la Medicina Estetica è nata come medicina preventiva e solo dopo è diventata una medicina correttiva (con il collagene a metà degli anni ’80). La prevenzione è fondamentale e vuol dire educare il paziente per insegnare gli atteggiamenti per poter evitare un decadimento del corpo. In questo l’alimentazione è importante, non per far dimagrire ma per insegnare a mangiare bene, meglio e con consapevolezza. Per esempio è importante insegnare che si dovrebbe cambiare dieta durante il periodo della menopausa, momento in cui cambiano gli equilibri e il metabolismo. Per evitare quei 10 kg che tutti lamentano dopo la menopausa bisogna educare fin da subito ad una corretta alimentazione che rispecchi le fasi della vita.
Parlando di prevenzione, in una società legata a doppio filo con il virtuale e i social, quale diventa il ruolo del medico estetico?
Il ruolo del medico estetico prima di tutto è quello di informare. Per esempio una sessione del Congresso sarà dedicata ai tatuaggi, ed è importante sapere che togliere un tatuaggio è sempre più complicato di quello che si pensa. Quindi il primo importante consiglio è che se uno vuole farsi un tatuaggio è perché deve piacere a lui e non per omologarsi alla Società. Importante inoltre è non esagerare, anche perché i pigmenti non sono tutti uguali e questi bloccano totalmente il passaggio dei raggi solari. Ricoprire la pelle di tatuaggi può risultare alla lunga dannoso per l’organismo, e si rischia di apparire ridicoli con il passare degli anni. Bisogna ricordare che la vita va avanti. Quindi fermo restando che fare un tatuaggio che piace è un passaggio della vita da rispettare, è bene sapere che quelli che nel futuro possono essere trattati meglio sono quelli scuri, e che comunque un tatuaggio non migliorerà la bellezza, ma deve essere fatto con coscienza e rispetto del proprio corpo. In quest’ottica il medico estetico ha un ruolo fondamentale, anche in virtù del fatto che spesso la tecnologia odierna può portare a distorcere la realtà, come accade per esempio quando si scatta un selfie. Questo per esempio è un problema serio poiché chi si scatta una foto non si vede come è realmente, e questo può portare a vedere dei difetti che però sono solo delle contraffazioni delle immagini. Il medico estetico deve essere molto protettivo, non deve assecondare sempre il paziente ma dialogare con lui, per esempio con una fotografia fatta bene fargli vedere che i difetti che lui vede in realtà non esistono.
Con questo bisogno di apparire, non esiste il rischio di creare un’uniformità estetica?
L’uniformità in natura non esiste e la diversità è una peculiarità che va rispettata. È vero che se si tende a fare sempre il medesimo tipo di trattamento si va verso una standardizzazione con unicità di risultato. Ed è per questo che il bravo medico estetico deve studiare il viso del paziente, correggere i difetti con la minima quantità di correttivi, poiché si ha un risultato decisamente migliore quando si studia il volto e si crea ad hoc un intervento mirato. Parallelamente bisogna scoraggiare i giovani a ricorrere alla Medicina Estetica se non in presenza di un palese difetto che lo turba e che va corretto. Però bisogna cercare di spiegare che la medicina estetica non può mutare ciò che si è, ma può migliorare un po’ la propria percezione e quindi il proprio modo di essere. Fondamentale per il medico etico è il diniego, sapere cioè quando è necessario dire no ai pazienti. Personalmente ho rifiutato di effettuare trattamenti su moltissimi giovani perché secondo me non erano necessari. Per fortuna però spesso questo bisogno di ricorrere al medico estetico si è dimostrato solo un momento di passaggio naturale della giovane età.
Una delle domande più gettonate riguarda la cellulite, possiamo fare il punto?
Ogni anno durante il Congresso del SIME abbiamo una tavola rotonda sull’argomento e abbiamo la fortuna di avere in Italia un gruppo coordinato dal prof. Sbarbati. È interessante notare come non sia ancora mai stata smentita la patogenesi condivisa dalla nostra Società nel 1989 che vede un’origine vascolare della cellulite. E ogni anno il gruppo di studio porta delle novità decisamente interessanti e validate da un’oggettività scientifica inoppugnabile, che porta ad un progredire della ricerca. Detto questo siamo tutti convinti che della cellulite non si guarisce, ma sappiamo che possiamo bloccarne l’evoluzione. Abbiamo però maturato la consapevolezza che la cellulite è molto meno diffusa di quanto si crede e che in verità si tratta di un’errata percezione del proprio corpo. Posso stimare infatti che ad avere realmente la cellulite è solo il 20% delle donne che crede di averla. Resta il fatto inoppugnabile che la miglior e unica cura della cellulite è la prevenzione: la cellulite può essere contrastata unicamente con dei corretti stili di vita. Questo non vuol dire fare un’attività fisica eccessiva, che anzi può portare a delle complicanze. Mangiare bene, tenersi in forma e voler bene al proprio corpo è la migliore terapia possibile.

 

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